Marc
Ford nuovo album "Weary
and Wired" Recensione "Jam
Viaggio nella Musica " -
aprile 2007
Dopo aver prestato la sua chitarra a Back Crowes
e Ben Harper, il bravissimo chitarrista torna in proprio.
Voce così così. Doti compositive: buone, ma
non eccezionali. Sono particolari importanti se ti chiami
Marc Ford e suoni la chitarra da dio? Attenzione: niente
shred heroes, superman delle sei corde, prestigiatori da
baraccone che sono tutto fumo e niente arrosto, in questo
disco.
Chiunque abbia visto in azione i Black Crowes degli
esordi o quelli della recente reunion, o anche il Ben Harper
di qualche anno fa, sa benissimo che Marc Ford è un
chitarrista di estrazione classicissima, se Jimi Hendrix
e il Clapton degli anni 60 si possono definire tali.
Gli altri, è ora che scoprono questo formidale musicista.
Il suo stile è perennemente fissato in quel momento
di gloria che furono quegli anni là: base solidamente
rock-blues, gusto melodico altissimo, lodevole capacità di
emozionare, voglia di esplorare territori musicali diversi
fra loro, ma soprattutto tanto buon gusto, che è quello
che manca ai chitarristi d'oggi giorno. Sulla stessa lunghezza
di un altro gigante della sei corde, Warren Haynes, ma con
più voglia di sperimentare.
Uomo dal caratterre non
facile, problemi di tossicodipendenza in passato, Marc Ford
ama la buona musica e viaggia con essa, che sia il funk "acido"
della conclusiva Bye Bye Suzy - con tanto di fiati jazzati
- che la psichedelia targata "electric ladyland" della
lunga Same Thing (quasi 9 minuti di trip chitarristico con
elegante accompagnamento di Hammond) oppure il voodoo blues
dell'altrettanto lunga Greazy Chicken.
Altrove sono echi di southern rock a venire fuori, virati
nei suoi diversi umori, dal bel country-soul di Dirty
girl ai riffoni quasi ZZ Top di 1000
Ways.
In altri momenti c'è anche spazio per una pausa semi
acustica dai toni californiani - Currents, sospesa
tra il David Crosby di If I Could Only e memorie
di Gram Parsons.
Marc Ford si poggia sulla classica struttura del power trio
(un certo Muddy al basso e Doni Gray alla batteria), più l'apporto
del bravissimo Mike Malone all'Hammond e piano, Aaron West
e Will Artope ai fiati, e una seconda chitarra nella sola
1000 Ways, quella di Elijah Ford.
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