Patrizia
Laquidara e Hotel Rif Cd "Il
Canto dell'Anguana" tratto
da "MusicalNews.it" autore Alessandro Michelucci -
10 marzo 2011
Un viaggio insolito e raffinato nel Mediterraneo (ma
non quello di sempre): ecco la conferma della sua ricerca, sempre volta a nuovi territori!
Molti luoghi possiedono un fascino particolare, qualcosa che
in un certo senso li pone al di fuori del tempo e dello spazio.
Basta esplorarli con occhi curiosi per scoprire che sono ricchi
di stimoli culturali nascosti o dimenticati. Non si tratta
necessariamente di regioni esotiche o lontane. Anzi, talvolta
si tratta proprio di luoghi che non ci attraggono perchè siamo
abituati a vederne soltanto gli aspetti più convenzionali
e meno stimolanti. Anche l'Italia è ricca di terre come
queste: pensiamo al Veneto.
E' proprio da un'esplorazione di questo tipo che è nato "Il
canto dell'anguana", quarto CD di Patrizia Laquidara.
Finora la radicata anglofilia indotta dalla musica rock e folk
non ci aveva permesso di conoscere l'anguana, figura fantastica
di un immaginario popolare che in realtà non appartiene
soltanto al Veneto, ma a larga parte del nordest italiano.
Su questo tema è stato pubblicato recentemente un libro
("Storie
di Anguane. Liberamente tratte da miti e leggende popolari
del Veneto e del nord-est italico", Anguana Edizioni,
2010). Interamente cantato in dialetto altovicentino, il nuovo
disco di Patrizia Laquidara è un omaggio al Veneto,
patria adottiva della cantante nata a Catania.
La affianca un valido gruppo con il quale aveva già collaborato, Hotel
Rif, dove spiccano la fisarmonica di Mirco
Maistro e i fiati di Paolo Bressan. "Il
canto dell'anguana" è il risultato di un lavoro
lungo e accurato al quale ha preso parte anche un poeta, Enio
Sartori.
Lui stesso, autore dei testi, chiarisce nelle note di copertina che si tratta di un "viaggio
linguistico dentro il dialetto dell'Altovicentino" alla ricerca di "esperienze
musicali e vocali che abbracciano le culture popolari del Mediterraneo".
Nella musica di oggi il richiamo al Mare Nostrum è frequente,
quando non addirittura abusato, ma il disco in questione lo
declina in modo insolito, dato che il Veneto viene solitamente
trascurato dai musicisti che si richiamano al Mediterraneo.
E' necessario sottolineare che questo disco trascende il significato
puramente musicale per acquistare un rilievo culturale molto
più ampio: "le
culture popolari sono bastarde, meticce, migranti, impure,
cacciatrici di miti" scrive
la cantante nel volumetto che accompagna il CD. Riscalda il
cuore sentire parole come queste, soprattutto in tempi avvelenati
dall'intolleranza e dal rifiuto del diverso.
Nel brano iniziale, "Ah
jente de la me tera", le
parti cantate si alternano ai ritmi gioiosi e trascinanti del
gruppo. Delicata e intimista "La
fumana", come anche la ninna
nanna "Dormi
putìn". Dalla voce
di Patrizia, versatile più che in passato, traspare
una femminilità selvaggia
ma al tempo stesso garbata, perfettamente funzionale al contesto
("Reina
d'ombrìa", "La
Tita Tata").
Chiude in bellezza "Canto
dei battipali", un canto
tradizionale della laguna veneta. Il legame con la tradizione è sottolineato
ulteriormente dai brevi interventi delle Canterine
del Feo, un gruppo vocale vicentino che recentemente è stato
dichiarato di "interesse
nazionale" dal governo.
In alcuni brani appare Alfonso Santimone,
un pianista di formazione jazzistica che si divide fra la collaborazione
con la cantante e un'interessante attività con l'etichetta El
Gallo Rojo.
Ma è a livello compositivo che Santimone gioca un ruolo
determinante: le musiche di otto degli undici brani portano
la sua firma. Il musicista ferrarese è anche responsabile
degli arrangiamenti.
Altrettanto notevole è il contributo compositivo della cantante, coautrice
di gran parte dei brani.
Al canto Patrizia si dimostra interprete sicura e raffinata, capace di muoversi
fra stimoli musicali diversi pur conservando una personalità ormai ben
riconoscibile.
Segnata inizialmente da un forte amore per le musiche lusofone, Patrizia conferma
con questo disco che il suo viaggio musicale continua altrove, alla ricerca di
territori musicali sempre diversi, come si conviene a un'artista vera.
Alessandro Michelucci
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