Il texano Chris Duarte è uno dei più grandi
chitarristi di blues degli ultimi anni ed è uno degli
eredi del sempre compianto Stevie Ray Vaughan cui il suo
stile musicale deve molto.
Duarte è infatti propugnatore di un rock-blues elettrico
che rimane ancorato comunque saldamente alle radici, nella
scia tracciata da Johnny Winter e George Thorogood. E' da
vent'anni che cala le scene americane, il suo primo disco
risale infatti al 1987 e da allora i suoi dischi, cinque
per la precisione, usciti per parecchie etichette, si sono
susseguiti con regolarità per la gioia degli amanti
del suo blues elettrico grintoso e ruspante. Per essere puntuali,
anche in questo caso niente di nuovo sotto il torrido sole
del Texas, ma anche i conterranei ZZ Top suonano da decenni
lo stesso rock-boogie-blues e nessuno si lamenta, inoltre
il power trio blues è sempre un classico da Highway.
La band è infatti formata da Chris Duarte alle chitarre
elettriche, preferibilmente Fender Stratocaster con amplificatori
Marshall e Randall ovviamente,
Damien
Lewis alla batteria
e
Dustin Sargent al basso.
Il disco è co-prodotto
dallo stesso Duarte, inciso ai Praire Sun Studios in California
e i brani sono tutte composizioni dei leader, tranne due.
Si comincia subito con
Amy Lee uno slow-blues alla SRV, l'assolo
di Chris in questo brano strasicato è strepitoso e
fa subito capire che la velocità del blues non è solo
quella delle dita sulla tastiera ma quella profonda del cuore.
Segue
Do It Again questo sì un classico rock
bluesato con la voce grintosa di Duarte in bella evidenza
su una base ritmica di precisione metronomica che non perde
un colpo.
Visto che siamo in California il successivo brano
Hard
Mind è un
rock-boogie che paga un doveroso omaggio al mai troppo compianto
Hollywood Fats, e testimonia comunque della varietà di
stili che anima la chitarra di Chris.
Something Wicked è un ritorno ad un più classico
rock-blues mid-tempo e qui la chitarra ha un modo di spaziare
stratosferica, si rimane sempre esterefatti, sono sempre
le solite dodici battute ma stregano sempre. La voce di Duarte è strascicata,
il testo è triste ed il blues ti entra ancora una
volta nelle vene e tu ricadi nella sua dipendenza. La successiva
I'll Never Know ci risveglia con un rullare di tamburi
e con i suoi ritmi veloci ed è una canzone fuori dai
canoni blues, è infatti composta da due autori giapponesi,
paese cui Duarte è molto legato, così come
il rock tosto di
Out in the Rain.
Fortunatamente si ritorna al classico con
Sun
Prarie Blues che ci fa ripiombare
nell'inferno torrido della musica del diavolo, dove peraltro
si sta benissimo e la compagnia è piacevole.
Menzione d'obbligo per l'attacco di
Never
Gonna Change, fa
desiderare che non finisca mai e si attende con ansia l'attacco
della canzone che inizia dopo oltre un minuto e mantiene
tutte le premesse, è una ballad d'amore dolce ed elettrica
accomapgnata dalla voce suadente di Chris.
Il ritornello ti entra dentro e ti riecheggia piacevolmente
a lungo accompagnato dal suono unico della chitarra.
Leave
Her Be è un altro blues lento, glissato, con un assolo
spettacolare, lungo e mai ripetitivo. La finale
Met
My Match è invece
un torrido omaggio agli ZZ top, anche la voce si fa cattiva
e grintosa e conclude alla grande un disco di sano ed onesto
rock-blues che si aggiungerà alla nostra lunga collezione
mai completa.
Andrea Trevaini