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Chris Duarte
nuovo album 'Blue Velocity"
Recensione "Buscadero" - settembre 2007




Il texano Chris Duarte è uno dei più grandi chitarristi di blues degli ultimi anni ed è uno degli eredi del sempre compianto Stevie Ray Vaughan cui il suo stile musicale deve molto.
Duarte è infatti propugnatore di un rock-blues elettrico che rimane ancorato comunque saldamente alle radici, nella scia tracciata da Johnny Winter e George Thorogood. E' da vent'anni che cala le scene americane, il suo primo disco risale infatti al 1987 e da allora i suoi dischi, cinque per la precisione, usciti per parecchie etichette, si sono susseguiti con regolarità per la gioia degli amanti del suo blues elettrico grintoso e ruspante. Per essere puntuali, anche in questo caso niente di nuovo sotto il torrido sole del Texas, ma anche i conterranei ZZ Top suonano da decenni lo stesso rock-boogie-blues e nessuno si lamenta, inoltre il power trio blues è sempre un classico da Highway.
La band è infatti formata da Chris Duarte alle chitarre elettriche, preferibilmente Fender Stratocaster con amplificatori Marshall e Randall ovviamente, Damien Lewis alla batteria e Dustin Sargent al basso.
Il disco è co-prodotto dallo stesso Duarte, inciso ai Praire Sun Studios in California e i brani sono tutte composizioni dei leader, tranne due.

Si comincia subito con Amy Lee uno slow-blues alla SRV, l'assolo di Chris in questo brano strasicato è strepitoso e fa subito capire che la velocità del blues non è solo quella delle dita sulla tastiera ma quella profonda del cuore.
Segue Do It Again questo sì un classico rock bluesato con la voce grintosa di Duarte in bella evidenza su una base ritmica di precisione metronomica che non perde un colpo.
Visto che siamo in California il successivo brano Hard Mind è un rock-boogie che paga un doveroso omaggio al mai troppo compianto Hollywood Fats, e testimonia comunque della varietà di stili che anima la chitarra di Chris.
Something Wicked è un ritorno ad un più classico rock-blues mid-tempo e qui la chitarra ha un modo di spaziare stratosferica, si rimane sempre esterefatti, sono sempre le solite dodici battute ma stregano sempre. La voce di Duarte è strascicata, il testo è triste ed il blues ti entra ancora una volta nelle vene e tu ricadi nella sua dipendenza. La successiva I'll Never Know ci risveglia con un rullare di tamburi e con i suoi ritmi veloci ed è una canzone fuori dai canoni blues, è infatti composta da due autori giapponesi, paese cui Duarte è molto legato, così come il rock tosto di Out in the Rain.
Fortunatamente si ritorna al classico con Sun Prarie Blues che ci fa ripiombare nell'inferno torrido della musica del diavolo, dove peraltro si sta benissimo e la compagnia è piacevole.
Menzione d'obbligo per l'attacco di Never Gonna Change, fa desiderare che non finisca mai e si attende con ansia l'attacco della canzone che inizia dopo oltre un minuto e mantiene tutte le premesse, è una ballad d'amore dolce ed elettrica accomapgnata dalla voce suadente di Chris.
Il ritornello ti entra dentro e ti riecheggia piacevolmente a lungo accompagnato dal suono unico della chitarra. Leave Her Be è un altro blues lento, glissato, con un assolo spettacolare, lungo e mai ripetitivo. La finale Met My Match è invece un torrido omaggio agli ZZ top, anche la voce si fa cattiva e grintosa e conclude alla grande un disco di sano ed onesto rock-blues che si aggiungerà alla nostra lunga collezione mai completa.

Andrea Trevaini



 

 
 
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