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Ana Popovic
nuovo album 'Still Making History'!
Recensione "Buscadero" - settembre 2007












Da Guardare oltre che da sentire (si veda al riguardo la recensione di Ameno Blues Festival), Ana Popovic è una bella e sensuale rockeuse di Belgrado che ha trovato casa in Olanda dopo aver fatto gavetta negli anni duri della Serbia di Milosevic.

Dotata di una bella voce, adatta sia a cantare il blues che il rock e il jazz, Ana Popovic si è conquistata un posto al sole nel circuito internazionale girando per l'Europa e gli Stati Uniti e guadagnandosi la stima di Solomon Burke. Chitarrista di buon talento, ama Hendrix e Stevie Ray Vaughan, che ripetutamente cita nei suoi brani con licks graffianti e fulminei ed è in possesso di uno stile contaminato da soul, jazz, rock, pop ed un più canonico e urbano blues elettrico.

Fonde tradizione e modernità con appeal ed eleganza, è sicura nella tecnica chitarristica e intrigante con la voce, che usa squillante, ammiccante o morbida a seconda delle atmosfere messe in campo.

I suoi dischi non sono all'insegna del rigore stilistico, cosa che non piace ai puristi del blues i quali la vedono troppo glamour e rock per essere ammessa nel loro universo. Di nudi e puri è pieno il mondo e va bene così anche se la storia spesso va in un' altra direzione, nessuna vergogna o eresia quindi nel bearsi di una rockeuse spigliata ed energica che sa come divertire mettendo insieme nervose distorsioni alla Hendrix, fendenti alla Stevie Ray Vaughan, un groove di rock e blues malizioso che strizza l'occhio ai Rolling Stones, un pò di pop-soul e raffinate sfumature jazz in quella che può essere considerata una versione più frizzante di Sheryl Crow o una Diana Krall più randagia e rock.

Still Making History è un disco che si ascolta e si riascolta con estrema piacevolezza ed è la dimostrazione di come si possa realizzare un disco di rock/blues moderno senza vendere l'anima al diavolo e senza sbrodolare nel commerciale tout court. Un equilibrio reso possibile da Ana Popovic che riesce ad essere contemporaneamente brillante, moderna e passionale senza tradire il blues e regalando sprazzi di grande eleganza jazzy (Still Making History, My Favorite Night, la magica Doubt Everyone But Me) che mettono in risalto calore e fluidità quando la materia diventa sofisticata e soulful.
Il disco è frutto di un ambizioso progetto di produzione gestito da Randy Chortkoff e dai collaudati John Porter e David Z. avvenuto negli studi californiani e di Memphis con un ricco stuolo di musicisti e sessionmen. Un lavoro che si pone come obbiettivo quello di far lievitare le credenziali di Ana Popovic aprendogli il mercato del pop e del rock. I presupposti per un successo di vendite ci sono tutte perchè Still making History ha il taglio per entrare nelle classifiche e diverse sue tracce non sfigurerebbero nè in radio nè tanto meno (visto la bellezza e la grinta della Popovic) nel mondo Mtv e affini.
Un disco fatto da diverse facce, da quella più rockata e rollingstoniana, anche se le chitarre parlano il linguaggio di Hendrix e Stevie Ray Vaughan, con U Complete Me dove è il wah wah a dominare e Hold On in cui i fiati soffiano il vento del Memphis R&B a isolate escursioni in Giamaica (Between Our Worlds), dal pop-soul con tanto di bruciante assolo di chitarra di Is This Everything there is? agli episodi più sciantosi e sensuali dove vige un jazz-blues da ora tarda con tanto di pianoforte e Hammond cantato con soffusa intensità.
Sono Doubt Everyone But Me, Still Making History e My Favourite Night maturi anche nella scrittura (la stessa Popovic) oltre che negli arrangiamenti ma non sono le uniche tracce a rivelare il talento della Popovic perchè la bella cover di You Don't Move Me di Willie Mae Thornton con tanto di fiati e una voce da perfetta soul singer confermano che passione e modernità non sono sempre in contrapposizione. Slidate selvagge (sempre la Popovic) nel Delta blues trattato Stevie Ray Vaughan di How'd You Learn To Shake it like That?, una flessuosa Calendars e il ruffiano e discutibile funky di Sexiest Man Alive completano, con la blues version di U Complete Me, un cd che il coraggio di far suonare alla moda una musica antica come il blues.

Mauro Zambellini



 

 
 
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