I menestrelli del XXI secolo:
con la loro musica danno voce a storie di un'epoca che non
c'è più.
Chi sono i Serenaders?
Sono i
menestrelli, nel senso più arcaico
del termine (dal provenzale
menestrals), artisti incaricati
dell'intrattenimento a corte,
musicisti, a volte cantastorie a volte
giullari.
Dalla fine del '800 e fino ai
primi del '900 i cosiddetti Minstrel
Shows impazzavano negli Stati
Uniti...
Veronica & The Red Wine
Serenaders è un progetto musicale
che coinvolge musicisti
appassionati di
country blues e ragtime, di hokum
e jug band music e di tutta la
musica popolar-rurale degli anni '20
e '30: quella suonata nei Medicine
Shows, carovane itineranti e
stradaiole che possiamo
considerare antesignane del
Vaudeville.
Veronica Sbergia gira
l'Europa in lungo e in largo, con i
suoi compari, cercando
di mantenere viva questa ricchissima
e preziosa tradizione musicale,
rispettandone, sì, il linguaggio e
l'intenzione originari, ma
adattandone il contesto ai giorni
nostri.
Nessuna pretesa, ne
intenzione filologica quindi.
L'uso di
strumenti rigorosamente acustici e
non convenzionali (ukulele,
washboard, kazoo, washtub bass
per citarne alcuni) e la scelta di
guardare all'essenza hanno trovato
piena espressione nel primo disco
della band "Veronica & The
Red Wine Serenaders",
che vede inoltre la partecipazione di prestigiosi
musicisti, amici per affinità d'intenti.
Quattordici tracce che raccontano
storie di contrabbandieri
(Bootleggers Blues), vizi e
virtù (You drink too much), amori
tormentati (Lovesick Blues) e ninna
nanne dolcissime (Lullaby of the
Leaves).
I Red Wine Serenaders
offrono il meglio di se dal vivo,
dove riacquistano la loro vera
dimensione di "cantastorie" di
un'epoca che non c'è più. Non
solo un progetto, quindi, ma uno
stile di vita, come il buon vino:
onesto, divertente, aggregante.
Line-up: Veronica SBERGIA - Lead
vocal, ukulele
Max DE BERNARDI - guitar, vocals
Marcus TONDO - harmonica,
vocals
Alessandra CECCALA - upright bass, vocals
Mauro FERRARESE - guitar, vocals
Discografia
VERONICA
& THE RED WINE SERENADERS (2010)
il disco è un perfetto
cocktail di hokum, jug band music, country e blues
che in 14 brani riuscirà a farvi assaporare
l'atmosfera
dei Medicine Shows, ovvero le esibizioni itineranti
dei primi decenni del '900 durante le quali si vendevano
medicamenti "miracolosi" negli intervalli di performance
musicali o di intrattenimento vario.
Ogni brano nasce da un lavoro di ricerca quasi filologica,
scavando alle radici delle sonorità statunitensi,
che sono poi le stesse roots della musica pop internazionale
di oggi: dal ragtime di You
Drink Too Much degli State
Street Swingers al country blues di Busy
Bootin di
Kokomo Arnold, fino ad arrivare
anche al vaudeville e al soul incarnati rispettivamente
nei brani Nobody
Knows But Me e You
Must Come In At The Door.
Non mancano all'appello nemmeno romantiche ballate
"swingy" come Me,
Myself & I e Lullaby
of the Leale, echi
di Hawaii rintracciabili in I
Wanna Go Back to my Little Grass Shack,
il jazz di New Orleans del pezzo I
Whish I Could Shimmy Like My Sister Kate e
il gospel rurale di You
Must Come in at the Door.
A concludere l'album, un omaggio doveroso a Bessie
Smith, la regina incontrastata del blues
amatissima da Veronica di cui la band ripropone in
versione live la canzone Good
Old Wagon,
classico intramontabile di genere.
Rivisitazioni, questo è assodato,
ma i Veronica & The Red Wine Serenaders si discostano
nettamente dall'universo
delle cover band: il recupero dei brani
di un tempo che fu non è un semplice sfizio
di creare una scaletta vintage o retrò, ma
un vero e proprio progetto di ricerca e di reinterpretazione
liberissima di pietre miliari della storia della
musica, purtroppo poco note al grande pubblico.
Tratto da una recensione di di Camilla Sernagiotto
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