Nasce
a New York in una famiglia in cui la musica non mancava di
certo. Suo padre, Leon Bibb, era infatti un cantante professionista
che si esibiva nei teatri di musica facendosi un nome come
parte della scena folk di New York negli anni Sessanta. Suo
zio era il pianista jazz e compositore John
Lewis,
membro del Modern Jazz Quartet e
famoso in tutto il mondo. Tra gli amici di famiglia Pete
Seeger, Odetta e l’attore/cantante/attivista
Paul Robeson, padrino
dello stesso Eric.
A soli sette anni, Eric
già riceve una steel
guitar e cresce circondato da talentuosi artisti. Lui stesso
ricorda una conversazione della sua infanzia con Bob
Dylan che, a proposito del modo di suonare la chitarra, consiglia
all’undicenne: “falla semplice,
lascia stare tutta quella roba da fighetti".
Sin dalle elementari, Eric è consumato dalla
musica. "Volevo marinare la scuola
fingendo di essere malato, così quando tutti se ne
fossero andati da casa mi sarei fiondato sui dischi facendo
il DJ tutto il giorno con la mia scaletta personale, suonando
Odetta, Joan Baez, i New Lost City Ramblers, Josh White".
A sedici anni, il padre
lo invita a suonare la chitarra nel gruppo di famiglia per
il suo spettacolo televisivo "Someone
New".
I primi "eroi" della chitarra di Eric
sono quelli del gruppo paterno, tra cui Bill Lee (padre del
regista Spike) che apparirà anni dopo nel suo Me
To You.
Nel 1969, Bibb suona la chitarra per la Negro
Ensemble Company a St. Mark a New York e inizia a studiare psicologia
e lingua russa alla Columbia University. "Ma
dopo un po’ sembrava che il tutto non avesse alcun senso. Non
capivo perché fossi in questa prestigiosa scuola della
Ivy League con tutti questi ragazzi che non sapevano niente
di quel che sapevo io."
A diciannove anni parte per Parigi, dove un incontro
con il chitarrista Mickey Baker lo induce a concentrare i
suoi interessi sulla chitarra blues.
Quando più tardi si sposterà in Svezia,
Bibb troverà un ambiente creativo che lo riporterà al
Greenwich Village dei tempi migliori del folk revival. Stabilitosi
a Stoccolma, Bibb si immerge nel blues di prima della Guerra
e continua a scrivere e a suonare. "Ho
cominciato a incontrare e suonare coi musicisti locali, ma
anche con tutti i nuovi nomi che arrivavano da ogni parte
del mondo. C’era
una promettente scena che potrei chiamare World Music, ma
prima che diventasse un semplice concetto di mercato."
L’album Good Stuff esce
nel 1997 per la Opus 3 e sull’etichetta americana Earthbeat!
e lo porta a firmare per l’etichetta inglese Code
Blue.
L’unica uscita di Eric per la Code Blue sarà Me
to You, cui partecipano alcuni dei
suoi punti di riferimento come Pops e Mavis
Staples, Taj
Mahal (che ha anche lavorato con Bibb al disco per bambini Shakin'
A Tailfeather). Il disco porterà a
Bibb una reputazione internazionale e sarà seguito
da tour nel Regno Unito, negli States, Canada, Francia, Svezia
e Germania.
Sul finire degli anni Novanta Eric, unitamente al
suo manager Alan Robinson, costituisce in
Inghilterra la
Manhaton Records. Per questa etichetta escono
gli album Home
to Me (1999), Roadworks (2000)
e Painting Signs (2001),
mentre Just Like
Love viene pubblicato dalla Opus
3.
A Family Affair è il primo lavoro
che vede insieme padre e figlio: Leon & Eric Bibb. E’ poi
la volta di Natural Light, seguito
da Friends - 15 tracce con Eric
che duetta con amici e musicisti incontrati nei suoi viaggi,
come Taj Mahal, Odetta, Charlie Musselwhite,
Guy Davis, Mamadou Diabate e Djelimady Toukara.
Eric è apparso in molti show televisivi e
radiofonici tra cui Later con Jools Holland e The
Late Late Show. Con la sua band si è esibito nei più importanti
festival mondiali, tra cui Glastonbury (due volte) e il Cambridge
Folk Festival nel Regno Unito. E’ stato con Robert
Cray in due tour americani nel 2001 e nel 2002 e ha aperto
per Ray Charles nell’estate del 2002.
Il
talento di Eric sia in campo compositivo che esecutivo è stato
riconosciuto da una Grammy Nomination (per Shakin'
a Tailfeather) e da quattro W.C.Handy
nominations
(per gli album Spirit and the Blues, Home
To Me e A Ship Called Love; per 'Kokomo'
come miglior canzone blues acustica e come miglior artista
blues acustico dell’anno). Le sua canzoni sono apparse
in programmi televisivi come quelli della 'Eastenders' e ‘Casualty’,
e ‘The District’ negli USA.
La sua versione di "I
Heard the Angels Singin" è entrata
nella colonna sonora del film The Burial
Society ed Eric
ha partecipato al disco due volte di platino di Jools
HollandSmall
World, Big Band, cantando "All
That You Are" da lui composta.
Nel 2005 esce A Ship Called Love e
continuano i tour, tra cui uno negli Stati Uniti con John
Mayall & The Bluesbreakers e Robben
Ford. A Ship
Called Love ha ricevuto la nomination
come album dell’anno per il 2008 dai Blues
Music Awards.
Nel 2007 esce Diamond Days e,
come dice lo stesso Bibb: “La
canzone che gli dà il titolo, e l’album in generale,
parlano sostanzialmente di come alcune giornate possano offrire
diamanti e altre giusto qualche monetina. Certi giorni tutto
sembra essere ricomporsi, e allora capisci veramente il perché di
tutto l’affannarsi nelle durezze della vita per tutti
questi anni. In altri invece sembra che sia venuto il tempo
di pagare i tuoi debiti.”
Del resto, Eric Bibb
si è dimostrato abile, in quasi
quarant’anni di attività, non solo a catturare
quei singoli istanti in cui il quotidiano e lo spirituale si
ritrovano, ma anche a trarre perle di verità e saggezza
da qualsiasi situazione. e Diamond Days è ricolmo
di queste gemme.
Nel 2008 viene pubblicato Get On Board:
registrato a Nashville, nel Tennessee (la post-produzione verrà poi effettuata in Svezia, a
Stoccolma) tra la primavera e l’estate del 2007, il disco è “senza
dubbio tra i progetti più entusiasmanti della mia carriera” dice
Bibb. “È un’ulteriore esplorazione del luogo in
cui il blues incontra il gospel e il soul.” Ospiti Bonnie
Raitt e Ruthie Foster, alle session di Nashville partecipano il tastierista e produttore
Glen Scott, il chitarrista e bassista Tommy
Sims e il batterista Lemar Carter. “Quello che cerco di comunicare con questo disco è un messaggio
diretto, molto semplice” afferma lo stesso Bibb. “Voglio
che la gente salga a bordo con me, non solo in quanto artista, ma considerando
lo spirito che guida l’album che è poi uno spirito di unità.
Viviamo in un tempo in cui abbiamo realmente bisogno di calarci almeno per
un attimo nei panni degli altri. Dobbiamo smetterla di guardare a noi stessi
e agli altri come noi e loro, e cominciare a essere più comprensivi.
Abbiamo bisogno di approcciare le situazioni da una prospettiva per cui ci
si ritrovi a essere più simili piuttosto che diversi.”
L’album più recente, Booker's Guitar,
uscito nel 2010 per la Telarc, prende spunto dal ritrovamento di una chitarra
Resophonic National steel-body degli anni Trenta che era appartenuta
alla leggenda del blues del Delta Booker White - un vecchio
cugino di B.B. King. E la canzone che gli dà il titolo,
in parte parlata e in parte cantata, è stata registrata
in Inghilterra da Bibb proprio con la chitarra di White. Le
altre tracce, per quanto incise nel campagnolo Ohio con le
chitarre dello stesso Eric, sembrano sortire dalla stessa fonte.
“Una volta scritta questa canzone, volevo documentare la mia connessione
con la tradizione bluesdel Delta,” dice Bibb. “Volevo davvero mettermi
nella posizione dei miei eroi, ma in un contesto contemporaneo, e creare canzoni
che avrebbero potuto far parte del loro repertorio e derivare dalle loro stesse
esperienze.”
Una performance di Eric Bibb è sempre un’esperienza
che arricchisce, sia dal punto di vista musicale che da quello
spirituale.
Offrendo un folk blues infuso con abile destrezza
e realizzato con grazia, Eric non ha problemi nel mettere
insieme uno stile tradizionale americano “rootsy” con
una sottile sensibilità contemporanea. Come ha ben
scritto un critico: “Il canto di Eric e la versatilità della
sua chitarra fondono una tale varietà di generi da
farne un nuovo blues mondiale”. E
un altro: “Eric ha una grande voce, è un
performer eccellente e ha una notevole conoscenza delle radici
della sua musica”.
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